SPIN DOTS – TESTIMONIANZE E RACCONTI

Come ricorderete il Nostro centro Studi ha preso parte nello scorso Agosto al progetto Spin Dots – Punti in Comune, un progetto che ha coinvolti 6 nostri soci e che prevedeva un confronto su temi di politiche giovanili. Di seguito le loro testimonianze

“Roccacasale?! Ma Lei sa di cosa parla?!? È un paesino arroccato in montagna… Mi auguro che abbia qualcuno che possa venire a prenderla” – con queste parole del Capo-Stazione di Pescara ha avuto inizio la mia avventura a Roccacasale, un borgo montano della Valle Peligna nel centro dell’Appennino abruzzese, con poche centinaia di abitanti, che ha accolto alcuni rappresentanti di diverse associazioni per un totale di 75 ragazzi provenienti da varie regioni d’Italia e dall’Ungheria, dal 24 al 28 agosto, coinvolti nel progetto sul dialogo strutturato “Spin DoTs – Punti in Comune” targato Erasmus Plus. Scopo del progetto è stato quello di avvicinare i giovani alla politica e alle istituzioni, ampliandone la consapevolezza, la conoscenza, le pratiche e i valori della cittadinanza attiva giovanile partendo dalla conoscenza del territorio nel quale vivono.

Io e i miei compagni d’avventura, dei quali troverete le testimonianze proseguendo nella lettura, abbiamo voglia di raccontarvi com’è andata!!!

L’ospitalità dei roccolani non si è fatta desiderare: un intero paese si è mobilitato per noi, con le donne impegnate nella preparazione di squisite e abbondanti pietanze tipiche del luogo, gli uomini pronti ad accompagnarci su e giù per la rocca e a far fronte alle varie necessità, i ragazzi del borgo sempre presenti nel corso dell’intero soggiorno… E i più anziani del paese che, stupiti di vedere così tanti nuovi volti in giro per le stradine, si fermavano a chiacchierare con noi, raccontandoci pezzi della loro storia, del loro vissuto, ponendoci a loro volta domande, incuriositi.

Ho avuto il piacere di condividere quest’esperienza con alcuni ragazzi che hanno risposto entusiasti alla “call” dell’associazione di cui faccio parte, Demostene Centro Studi per la Promozione dello Sviluppo Umano: Vincenzo, Alessia, Michele, Roberta e Francesco hanno immediatamente dato vita ad un gruppo affiatato sin dal primo momento, e la cui integrazione con gli altri partecipanti al progetto è stata totale, grazie in special modo alla buona riuscita degli ice-breaker games, i “giochi rompi-ghiaccio”, fondamentali nei programmi Erasmus Plus, programmi la cui durata varia da pochi giorni ad un massimo di un anno, ed è dunque necessario creare in partenza un gruppo i cui membri lavoreranno insieme per tutta la durata del progetto.

Le attività, incentrate su 3 argomenti specifici (Politiche Giovanili, Servizi per il Cittadino, Sport Tempo libero e Salute) sono state svolte nei tre giorni successivi l’arrivo, cominciando dalla prima mattinata trascorsa a esplorare il borgo, suddivisi in vari gruppi, dando poi il via ai lavori veri e propri nel primo pomeriggio, dopo il pranzo – il primo abbondante pranzo che ha visto circa un centinaio di persone occupare due lunghe tavolate, chiacchierando allegramente – con la presentazione del progetto Spin – DoTs e la spiegazione dello Youth Pass, un certificato rilasciato ad ogni partecipante dalla Commissione Europea alla fine di ogni progetto Erasmus Plus che riconosce le otto competenze sviluppate durante l’intera esperienza.

La serata si è conclusa, dopo cena, con balli e canti che hanno visto tutti noi ragazzi e gli abitanti del paese divertirsi fino a notte fonda.

La seconda giornata è iniziata con una buona colazione e la consueta scalata verso il castello De Sanctis, un antico maniero in cui sono andate svolgendosi le attività.

In mattinata, dopo aver individuato i problemi principali legati alla gestione della politica locale, noi Spin DoTs ci siamo impegnati a individuare e mettere in ordine i vari step utili alla realizzazione di un progetto. Durante il Work cafè, si è discusso delle tre tematiche stabilite del progetto, approfondendo qulle particolarmente sentite nel proprio territorio, formando così dei gruppi tematici e dando poi il via alla fase di progettazione, in cui ogni gruppo ha rappresentato un’organizzazione impegnata a realizzare un progetto specifico. Abbiamo ricevuto una call, un bando e un formulario da studiare, ideare e compilare, perché venisse presentato come proposta progettuale nell’ambito delle Azioni Giovanili Europee.

Ogni gruppo ha poi presentato il proprio progetto agli altri, e di tanti lavori ne sono stati scelti tre.

La giornata è terminata con una serata “interculturale”, durante la quale abbiamo potuto gustare pietanze tipiche che ognuno di noi aveva portato dalla propria terra, e infine si è dato il via a danze popolari e canti antichi.

La domenica sono stati presentati i 3 lavori finali, “A better life”, “Stella”, “Weekly Fit Challenge 18”.

Nel pomeriggio abbiamo visitato la città di Sulmona, con le strade inebriate dal profumo dolce e abbellite dai vivaci colori dei confetti, che sporgevano in veste di fiori di tutti i tipi dalle vetrine di ogni negozio.

L’ultima serata l’abbiamo trascorsa tutti insieme all’insegna della musica, delle chiacchiere e dei balli.

Anche quest’esperienza, come le precedenti targate Erasmus Plus a cui ho preso parte, mi ha lasciato tanto: ho conosciuto persone speciali, visitato un posto unico in cui il tempo sembra essersi fermato, ho discusso tematiche importanti e problemi condivisi con ragazzi che abitano in altri posti, scoprendo che i Punti in Comune sono davvero tanti e che le soluzioni ci sono e si possono realizzare seriamente.

Anna Francesca


Tra le tante attività del progetto, una prevedeva di dare il nome all’associazione che avremmo voluto creare e che si sarebbe occupata di europrogettazione. Il primo nome a cui ho pensato è stato “Hunguzzo”. Perché? Deriva dalle parole “Hungary” e “Abruzzo”. È simbolo di quella che è stata l’integrazione tra italiani e ungheresi. Ci siamo conosciuti, abbiamo discusso di politiche giovanili, sport e servizi per la comunità, ci siamo scambiati pezzi di cultura, tradizioni e mentalità differenti. È stato un scambio interculturale a tutti gli effetti. Ed è stato bellissimo.

Roberta


Con un po’ di ritardo (per usare eufemismi!) dico la mia su questa bella esperienza! Ho avuto la possibilità di vivere 4 giorni di spensieratezza e allegria che non avvertivo da tempo (scalate al castello, arrivando già grondante come una fontana, non è incluso nel pacchetto)! Ho conosciuto nuove persone, ma soprattutto belle persone: dal nostro gruppo ( se si esclude una latin lover incallita), alla gente del posto (e capisci perché al sud piangi 2 volte, quando arrivi e quando parti) agli ungheresi (veramente simpatici e grazie a loro ho potuto bere nuovamente il Tokai, ndr). È stata il mio primo scambio culturale, forse un po’ tardi per un 27enne, ma è lo stimolo per non perdere treni inutilmente per il futuro! Peccato perché sono queste esperienze che ti aprono davvero la mente, ti permettono di conoscere davvero altre culture che noi crediamo differenti dalle nostre, ma sono più vicine di quanto noi crediamo! In sintesi cosa mi porto da Roccacasale: consapevolezza, nuove amicizie, un buon allenamento d’inglese e nuove scoperte!

Vincenzo


Lo scambio a cui ho preso parte dal 24 al 28 agosto a Roccacasale ha decisamente soddisfatto le mie aspettative iniziali. Le tematiche trattate sono state varie, inglobando diversi settori, quali le politiche giovanili e i finanziamenti internazionali, senza tralasciare i consigli utili alla redazione di un progetto europeo. Argomenti che ritengo trasversali nella formazione di qualunque studente o lavoratore, indipendentemente dal campo in cui opera. I gruppi di lavoro formati sono stati abbastanza eterogenei dal punto di vista della formazione del singolo componente ma poco per quanto riguarda la provenienza geografica e di conseguenza culturale, questo non ha però impedito a noi tutti di instaurare degli ottimi rapporti sia con gli italiani che con gli ungheresi.

Sono rimasta affascinata e meravigliata nell’ascoltare le storie della gente del posto, storie che partivano da molto lontano, storie che avevano come protagonisti chi ha veramente fatto la differenza e ha contribuito significativamente allo sviluppo sociale ed economico di un paesino immerso nel verde delle montagne abruzzesi.
Ho capito, grazie a chi ho avuto la fortuna di avere attorno nei quattro giorni di scambio, che le associazioni possono portare all’unione, al benessere e alla divulgazione della conoscenza, all’arricchimento personale, alla voglia di ritornare a casa consapevoli che ognuno di noi può veramente fare qualcosa di costruttivo per il nostro Paese.

A conclusione di questo bellissimo progetto, in cui i panorami mozzafiato e la gente cordiale hanno fatto da sfondo, mi sento stimolata a voler continuare la mia attività all’interno delle associazioni ma con il desiderio di poter organizzare anch’io, un giorno, occasioni di scambio e aggregazione.

Alessia


Quasi per caso mi sono ritrovato nel paesino di Roccacasale per il progetto  Spin DoTs-Punti in Comune. Sorprendente la calorosa accoglienza dei roccolani che si sono impegnati e hanno collaborato per noi ragazzi e per il loro paese – che si sono ritrovati pochi giorni dopo a dover difendere dalle fiamme degli incendi nelle vicine montagne.

Tante attività sono state svolte e, senza accorgercene, mentre ci si scambiava opinioni con i ragazzi ungheresi e si faceva amicizia tra noi, abbiamo trattato, secondo i metodi dell’educazione non formale, tematiche impegnative che coinvolgono noi giovani e tutte le nostre comunità, scoprendo anche punti di vista diversi e non scontati, arrivando poi a scrivere delle bozze di progetti europei in base a quanto discusso.

Tirando le somme è stata davvero una bellissima esperienza, accompagnata anche da buon cibo, musica, momenti di socializzazione e dagli ottimi arrosticini!!!

Michele


Sono tornato da Roccacasale – paesino di 800 abitanti, in provincia dell’Aquila, Abruzzo – lunedì sera. L’accoglienza ricevuta è stata sincera, interessata, quella che si da quando tutte le parti in gioco sono consapevoli che da quell’incontro possa nascere un legame, che non muore il giorno dopo. Un legame con la gente e con la terra, perché non esiste – almeno così ho potuto avere esperienza – comunità senza condivisione di luoghi fisici e non, sapori, parole e tanto altro.

Ho conosciuto tanti ragazzi provenienti non solo da tutt’Italia, ma anche dall’Ungheria. Ho potuto osservare la complessità di pezzi, cuori e anime del Bel Paese che hanno saputo incontrarsi e dialogare. Ho preso due chili tra Gulyàs e guancia di maiale, non me ne vogliano gli amici vegetariani/vegani. Ho ammirato l’ospitalità degli amici abruzzesi, ho ammirato soprattutto il loro attaccamento alla terra che, permettetemelo di dire, da noi è cosa rara, e non basta gridare a squarciagola Le Radici Ca Tieni. Ho constatato come il formalismo sia pratica consolidata anche nei piccoli contesti.

Ho visto la valle che circonda il castello bruciare e il mio pensiero oggi va a chi sta lavorando per proteggere quello spazio bellissimo che abbiamo percorso. Ho potuto verificare come un paesino di montagna sia in grado di organizzare un modesto cartello di eventi estivi mentre noi ancora no. Poi Sulmona non è solo la patria dei confetti, andate a vedere il duomo per esempio. Insomma c’è tutto.

Questo progetto infine ha avuto la capacità di relazionare persone provenienti da luoghi diversi sulla base di un comune senso del territorio: chiunque sapeva che la propria identità – personale e associativa – avrebbe ricevuto attenzione a seconda dell’amore che aveva verso il proprio luogo d’origine.

C’è un’ Europa che investe in politiche costruttive, nel dialogo e nel riavvicinamento alla politica, poi ci sono le reti associative, le resistenze culturali, i piromani, il buon cibo, la solidarietà. C’è l’Italia bella, ma dobbiamo avere il coraggio di dire che c’è anche l’Italia che deve essere cambiata.

Francesco

 

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