Sperimentare la redistribuzione incondizionata della ricchezza? Le difficoltà sono più culturali che economiche.

Avete sentito? In Finlandia sono diventati tutti matti! Pensano di essere in Kirghisia! Come perché? Perché c’è qualcuno (il governo del primo ministro Juha Sipila)Reddito per tutt che sta pensando seriamente che il miglioramento delle condizioni di vita delle persone debba essere il primo obbiettivo dell’azione politica; perché c’è qualcuno che pensa che il lavoro non sia un fine in sé, ma qualcosa che può diventare una scelta di vita; perché c’è qualcuno che pensa che le persone siano la vera ricchezza di una nazione e che il Welfare state sia una grande conquista di civiltà che rappresenta una della massime forme di legame sociale in una comunità; perché c’è qualcuno che pensa che mettere le persone in grado di esercitare la propria libertà non sia un costo ma un investimento nel progresso umano.

Ebbene sì, è notizia di questi giorni che la Finlandia è il primo paese europeo in cui si stanno costruendo le basi per una pionieristica sperimentazione di reddito di base universale ed incondizionato. Un tentativo lodevole che, forse, rappresenta una delle pochissime novità in materia di innovazione del Welfare dagli anni ’70 in poi in Europa. Novità perché va oltre le solite categorie con cui le amministrazioni pubbliche, il privato sociale e gli enti caritatevoli valutano (giudicano) le persone. Novità perché per la prima volta il bilancio di uno stato viene rimesso in discussione al fine di migliorare le condizioni di vita delle persone in un ottica di razionalizzazione e perequazione della spesa pubblica e del sistema fiscale. L’elenco della portata innovativa di questa proposta nordica potrebbe essere ancora lungo. Ascoltando queste notizie si potrebbe pensare “Ecco, come al solito il mondo va avanti e qui in Italia non si muove niente! Siamo sempre indietro e, in tutta onestà, da noi queste cose non sono assolutamente possibili!”. Eppure, a ben guardare anche in Italia le cose si muovono e, forse, c’è qualcosa che possiamo perfino condividere con i nostri amici finlandesi in modo costruttivo!

Infatti, da noi esiste da anni una rete di persone che lavora all’idea di un Basic Income, sia dal punto di vista teorico che pratico (studi e sperimentazioni su piccola scala). Tra tutte queste persone ci sono da qualche anno anche io, che mi sono occupato di ricerca sociologica in materia di redistribuzione della ricchezza. La prospettiva sociologica mi ha consentito di mettere almeno momentaneamente da parte le ristrettezze mentali dei vincoli di bilancio e, senza pretese normative mi ha permesso di indagare i meccanismi cognitivi di stampo relazionale che stanno alla base dei ragionamenti, dei valori e delle convenzioni che usiamo quotidianamente per giustificare le azioni di solidarietà o di egoismo che compiamo.

In termini generali, possiamo cercare di capire perché qualcuno adotta certi tipi di misure di Welfare o fa certe scelte fiscali più o meno estese e solidali mentre qualcun altro no. Molte delle giustificazioni che a noi appaiono razionalmente inattaccabili ed ovvie, come ad esempio pensare che in presenza di un reddito garantito le persone smettano di lavorare, sono in realtà delle costruzioni sociali introiettate dal nostro senso morale e l’indagine sociologica ci permette di riconoscerle come tali. Se non soltanto, è anche responsabilità di queste costruzioni sociali se oggi fatichiamo così tanto ad uscire dalla crisi economica in cui ci troviamo o se i sistemi di Welfare ci appaiono come delle lente e farraginose macchine sempre più in contrasto con l’espansione dell’economia globalizzata. In realtà, la nostra non è una semplice crisi economica: è una crisi culturale e politica.

Grazie alla disponibilità della comunità Mag6 di Reggio Emilia, durante il mio dottorato di ricerca ho potuto avere acceso ai dati empirici forniti dalla sperimentazione di reddito di base incondizionato che l’associazione stava conducendo. Il mio obiettivo è stato quello di far luce non solo sulla natura dei nostri giudizi morali, ma anche di osservare se e come questi possano trasformarsi. Sapere tutto ciò può fornire ai decisori politici le necessarie conoscenze per elaborare iniziative tecniche e politiche altamente sperimentali in materia di Welfare e lavoro, atte a trasformare gli atteggiamenti delle persone ed i sistemi di redistribuzione della ricchezza. Dei risultati di questa ricerca, il cui nome è Il senso morale: studio sulle convenzioni sociali nella sfera della reciprocità. Il caso della sperimentazione Mag6 sul Reddito di Esistenza universale ed incondizionato, potete leggere un piccolo estratto nell’articolo qui allegato. Del resto, ragionare sulla ricchezza del possibile è il solo modo che abbiamo per andare oltre le incertezze ed i limiti mentali del presente.

Simone Michelangelo Muzzioli*

 

 

*Simone Michelangelo Muzzioli, vive a Modena. Dottore di ricerca in sociologia e ricerca sociale presso l’Università di Verona, è educatore professionale per i servizi socio sanitari ed insegnante italiano L2. Da oltre nove anni si occupa di disabilità e migranti. Collabora con la cooperativa Mag6 dove si occupa di formazione. È inoltre il responsabile di Amnesty International Modena. Il suo film preferito è “V-per vendetta”, il libro “Un uomo” di Oriana Fallaci. Nonostante l’attivismo e la vita frenetica, sta cercando con fatica di allungare le proprie giornate oltre le 24 ore pre dedicare più tempo a se stesso e alle persone che ama.

 

Da Scaricare:

 l senso morale: studio sulle convenzioni sociali nella sfera della reciprocità. Un Estratto 

 

Link:

La sperimentazione di Reddito di Esistenza di Mag6 Reggio Emilia 

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