Insicurezza economica, mafia e la soluzione di un reddito garantito

Qual è la vera forza di ogni movimento mafioso e ogni malaffare? Fenomeni così complessi non possono essere ridotti ad una sola ragione: l’ambiente familiare e sociale, codici di onore e comportamento, la mancanza di una valida educazione alla legalità, la mancanza di rispetto per la vita e la disperazione umana, sono tutte concause della resistenza del crimine organizzato. libera-reddito-sel-brescia
Ma anche volendosi ribellare, come è possibile farlo quando non esistono autentiche alternative a quella di chinare la testa? Laddove il proprio lavoro, il proprio reddito, la propria famiglia dipende dal lavoro e dai servizi offerti dal crimine organizzato, come si può evitare che lo stesso dòmini la mente delle persone e imponga la propria sovranità sul territorio?
Garantire ad ogni famiglia un reddito minimo, assicurarsi che nessuno si trovi in una condizione tale da avere bisogno di rivolgersi alla mafia per ottenere i mezzi necessari alla sopravvivenza è una conditio sine qua non per allontanare gli artigli del crimine organizzato dalla vita delle persone e di interi territori della nostra nazione.
Libera, che proprio quest’anno compie i suoi 20 anni di esistenza e impegno per annichilire la sovranità delle mafie sui luoghi e nei cuori, ha così lanciato una raccolta firme chiedendo al Parlamento di approvare il prima possibile una legge sul reddito minimo che garantisca dignità a ciascuno e lo liberi dalla necessità di volgersi ad organizzazioni criminali per ottenere il necessario all’esistenza.
I dati ISTAT confermano che in Italia, negli ultimi sei anni, il numero di poveri relativi e assoluti è raddoppiato. I poveri assoluti in Italia raggiungono l’esorbitante cifra di sei milioni. Sei milioni di persone che non riuscirebbero ad andare avanti senza la solidarietà. Sei milioni di persone che rappresentano un potenziale target per le campagne acquisti del crimine organizzato.
Nella pagina web dedicata alla campagna, Libera sostiene che “più la povertà aumenta, più le diseguaglianze si ampliano, più le mafie si rafforzano. Per questo in Italia è necessario avere una misura come il Reddito Minimo o di Cittadinanza. Non è impossibile, non è una proposta irrealistica: è una scelta di buon senso, necessaria e giusta.Il Reddito Minimo o di Cittadinanza, è un supporto al reddito che garantisce una rete di sicurezza per chi non riesce a trovare un lavoro, per chi ha un lavoro che però non garantisce una vita dignitosa, per chi non può accedere a sistemi di sicurezza sociale adeguati”.
In una società fondata sul mercato come quella in cui viviamo, dove quanto necessario non solo ai nostri bisogni più elementari, ma anche alla nostra promozione culturale richiede di essere acquistato e solo raramente auto-prodotto, non avere una base reddituale certa sulla quale costruire il proprio progetto di vita vuol dire non esistere come uomo, vuol dire non poter far uso delle possibilità che pure sembrano – ma solo in apparenza – aperte a tutti. La povertà produce esclusione sociale e l’esclusione sociale conduce ad altre patologie sociali che potrebbero essere prevenute grazie ad un reale impegno politico per contrastare la povertà. Non si può solo attendere che le condizioni del mercato del lavoro mutino da sé, che le dinamiche economiche di lungo periodo producano ancora e di nuovo una ricchezza diffusa. Come causticamente affermò Keynes, “nel lungo periodo saremo tutti morti”.
È ad oggi che occorre guardare, è oggi che occorre intervenire sul reddito delle persone, è ai poveri di oggi che occorre offrire dignità. Sono loro che devono poter dire di no ad ogni ricatto economico che possa giungere dalle organizzazioni criminali.
La campagna ha previsto oltre varie iniziative sul territorio e una lettera aperta ai parlamentari italiani, cento giorni di raccolta firme su internet tramite la piattaforma change.org. Ad oggi, a un mese dalla chiusura della petizione online, sono state raccolte già più di 70.000 firme, alle quali si aggiungono l’adesione di altre reti, associazioni, movimenti e partiti politici. Alcuni sindaci (uno tra tutti quello di Udine), non solo hanno firmato la petizione, ma hanno proposto delle mozioni ai rispettivi consigli comunali per impegnare le loro città ad aderire e promuovere la campagna.
Anche noi di DEMOSTENE Centro Studi vogliamo sostenere questa campagna che pone al centro non solo l’importanza di una rete di sicurezza sociale davvero universale, che non permetta a nessuno di vivere in uno stato di totale destituzione, ma anche lo stretto legame esistente tra reddito e dignità della persona e tra mancanza di reddito e impossibilità di promuovere le proprie capacità.
Cosa aspetti dunque? Vai su change.org e firma immediatamente anche tu affinché anche l’Italia approvi (come già hanno fatto molti altri Paesi europei) una legge sul reddito minimo. Perché la propria dignità non si debba svendere, e perché le mafie non possano ricattare. Nessuno!

Emanuele Murra

Link:

per firmare la petizione:
https://www.change.org/p/reddito-di-dignità-per-ridurre-povertà-e-diseguaglianze-e-contrastare-le-mafie

presentazione della capagna “Reddito di dignità” di Libera:
http://www.campagnareddito.eu

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